venerdì 18 maggio 2018

The Martian Dance. Le vie sono semplici, infinite sono le vie

La vie dell'incontro sono semplici e infinite le possibilità di comunicare. Questo breve video mi ha raccontato qualcosa, spero racconti qualcosa anche a voi. Ogni commento è superfluo...

domenica 13 maggio 2018

Insegnamenti sull’Originazione Dipendente Ven. Mahāsī Sayādaw - Originazione 1

Questo è il primo di una serie di post dedicati ad uno degli insegnamenti centrali del buddhismo ovvero l'Originazione condizionata o originazione inter-dipendente. La risorsa da cui prendo i materiali sono delle trascrizioni che poi sono state tradotte ed editate in un libro intitolato 'Un discorso sull'originazione dipendente'. Le registrazioni sono state trascritte in modo meticoloso, quindi tradotte in inglese da U Aye Maung. Le ultime modifiche ed integrazioni sono da attribuire a Bhikkhu Pesala nel 2011.
Nel blog suddivido il contenuto del libro in una serie di post più brevi e taglio alcune parti meno rilevanti per facilitarne la lettura, l'integrazione e la pubblicazione web. Tutti i post dedicati a questi insegnamenti potranno facilmente essere ritrovati nel Menu laterale 'Tracce'. La traduzione in italiano non è mia e non ne conosco l'autore.

Questi insegnamenti sull’Originazione Dipendente del Ven. Mahāsī Sayādaw sono stati dati in tempi diversi ai praticanti che frequentavano il suo centro di meditazione di Rangoon. Come con tutti i discorsi del Ven. Sayādaw, questo insegnamento non è stato dato solo per ricavarne una conoscenza accademica. Sebbene qualche conoscenza teorica sia molto utile per lo sviluppo della meditazione, dobbiamo sempre sottolineare l’importanza di ottenere una personale esperienza delle verità insegnate dal Buddha attraverso la pratica della meditazione di insight. Solo l’intuizione della vera natura del proprio corpo-mente metterà fine al ciclo di sofferenza, e l’insight può scaturire solo attraverso una profonda concentrazione. A sua volta, la concentrazione dipende da una costante e ininterrotta consapevolezza, che richiede sforzo sostenuto per osservare tutti i fenomeni fisici e mentali. In breve, occorre praticare ardentemente e sistematicamente la meditazione di insight fino a raggiungere il nibbāna, che è l’unico modo per porre fine alla sofferenza. Volere o desiderare serve a poco quando si tratta di far sorgere l’insight.

lunedì 2 aprile 2018

Walking yogi little song

Skies above and fogs below
a yogi is walking in the midst

stick on wise, avoid the dumbs
give a smile for everyone

feel the body, watch the mind
never let it go bewild
this is what the 'old sage' taught.

Ear the voices deep inside,
but don't let them make a sound


catch the thought that never rest
and disbelieve belongs to you.

Oh my dear, oh my dear,
those believes you care about
are the burden to drag on.

Let all go! Let all go!
Let them vanish straightaway
be in the fog or in the sky,
yu'll be happy, light and free
surfing streams you never met.

That's the end
of those old stories 
get the long desired moment 
get it Now! Don't hesitate!

Dive the void without a frame
find that hidden gate nowhere 
Go for that! And don't come back!

Blow the eternal burning flame
watch that trembling smoking line
fade away without a trace.

This is the end. Finito.

Easter Solo Insight Retreat        31.03.2018

Questo canto è arrivato camminando di buon passo tra Montesanto e il bivio verso Albrona, sulle colline sopra Ponte dell'Olio. 
E' venuto fuori nel mio miglior 'broken english', credo che dipenda dal ritmo influenzato dal passo sostenuto con il quale cerco di risistemare l'energia nel corpo dopo le lunghe ore di seduta.
In italiano non veniva cosi bene, ammesso che sia venuta bene cosi...






 



mercoledì 28 febbraio 2018

è il primo passo ...



C'è la realtà e c'è quello noi pensiamo sia la realtà, quello che pensiamo del mondo. Prima o poi scopriamo che non sono la stessa cosa. Quando le nostre convinzioni incontrano la realtà, la realtà vince ogni volta. Meglio accorgersene..

Se non possiamo o non riusciamo a farlo farlo non andremo da nessuna parte. È un poco come quei vecchi problemi che odiavi a scuola dove hai sbagliato il primo passo e gli altri quindici passi sono sbagliati automaticamente. Non puoi partire dalla premessa sbagliata e sperare di arrivare alla giusta conclusione.

lunedì 19 febbraio 2018

Oggetti di meditazione in vipassana

Una delle cose più importanti in meditazione vipassana è l'oggetto di meditazione. Per 'oggetto di meditazione' si intende quell'aspetto dell'esperienza, nell'ambito dei fenomeni fisici e mentali, verso cui dirigiamo il focus della nostra attenzione con l'intenzione di sviluppare una consapevolezza continua e concentrata. Inizialmente può trattarsi di un generale 'body scan o viaggio nel corpo' che ci consente di entrare in contatto con tutte le parti e con le sensazioni generali che ne risultano in relazione alla postura scelta, alle condizioni relative all'ambiente che ci circonda. In seguito può essere più efficace ed opportuno restringere sempre di più il campo dell'esperienza, e quindi di scegliere un nostro oggetto di meditazione. Restringere il fuoco della nostra osservazione favorisce lo sviluppo della calma concentrata e ci consente al contempo di spostare più in profondità il potenziale dell'esperienza amplificando le caratteristiche e le qualità dei fenomeni osservati, siano essi fisici che mentali.
 
Una buona suggestione ci viene fornita dal modo in cui esso viene chiamato in lingua Pali, cioè 'kammatthana', che letteralmente significa “luogo di lavoro/attività”, esso è il “terreno o campo di esperienza” per la coltivazione degli stati mentali della concentrazione e della visione profonda.

martedì 30 gennaio 2018

Ricordando Gandhi. Il 30 gennaio 1948 moriva ucciso da un fanatico

«Hè-Rama, Oh Dio». Sono queste le ultime parole pronunciate da Gandhi prima di morire sotto i colpi sparati dal nazionalista indù, Nathuram Godse, accasciandosi tra le braccia delle pronipoti Abha e Manu, che come ogni giorno alle 17 lo accompagnavano alla preghiera interreligiosa. Era il 30 gennaio 1948. Settant’anni fa veniva ucciso l’uomo che era riuscito a liberare l’India dal dominio britannico con le sole armi della disobbedienza civile, del boicottaggio, della resistenza passiva, dei digiuni sempre più lunghi. «Quel sedizioso fachiro mezzo nudo», come lo aveva definito Winston Churchill, aveva dato un colpo decisivo al potente impero britannico mettendo in atto, e vincendo, la più grande rivoluzione pacifica della storia.

domenica 14 gennaio 2018

Domenicali di Sati primavera 2018



Domenicali di Sati

Meditazione Satipatthana Vipassana

L’addestramento allo sviluppo della consapevolezza

18 Febbraio 2018 - 18 Marzo 2018

15 Aprile 2018 - 06 Maggio 2018
°°°°°

gli incontri sono condotti e facilitati da:
Giancarlo Giovannini: giancarlo.sona@gmail.com
Massimo Bonomelli: mmbonomelli@gmail.com

lunedì 27 novembre 2017

L'Oca Selvatica ha una suo luogo

La pagoda della Grande Oca Selvatica.
Questa pagoda dalla struttura in pietra a Xi'an all’interno del Tempio Ci’en (Tempio della Misericordia). E’ stata eretta nel 652 per commemorare il ritorno dell’Abate del Tempio, il venerato monaco Xuanzang.

Questa eroica figura del buddhismo cinese viaggiò verso ovest percorrendo la Via della Seta, girando ed esplorando l’India per 16 anni, esplorando il paese culla del del buddhismo prima di ritornare riportando con sé centinaia di sutta/sutra o testi buddhisti. Il racconto del suo epico viaggio costituisce la base dell’epopea popolare di epoca Ming “Viaggio all’Ovest”.

In passato una delle sue numerose funzioni era di contenere sutra e statuette del Buddha che i pellegrini portarono al tempio dall'India. Il Tempio era uno dei tre luoghi di traduzione del Sutra/sutta buddhisti dei pellegrini che percorrevano la Via della Seta per portare qui i testi buddhisti per la traduzione.

Credits: un ringraziamento va all'amica Antonella Comba, studiosa di Buddhismo e lingua Pali, che mi ha segnalato l'esistenza della Pagoda dedicata all Oca Selvatica

domenica 19 novembre 2017

meglio non girarci intorno...

E’ meglio non girarci troppo intorno, la pratica meditativa non è una gradevole passeggiata e nemmeno una tecnica di rilassamento per rilasciare lo stress o una via per trovare la gioia. È piuttosto un percorso attraverso l’oscurità interiore.
Pian piano ci scopriamo ad abbandonare tutte le idee, le convinzioni e tutto ciò che pensavamo di noi e del mondo. Vuol dire entrare nelle 'terre dell’ombra' e confrontarsi faccia a faccia con le parti che si muovono sottotraccia nel continuum mentale, quelle nobili, ma soprattutto quelle meno nobili, quelle espresse e quelle che se ne stanno in profondità, ben nascoste in stato di latenza, ma pronte ad attivarsi quando si presentano le condizioni..

È lì che incontriamo tutte le illusioni, gli attaccamenti alle costruzioni concettuali, le false idee di chi siamo e cosa ci facciamo nel mondo. È lì che avviene il paziente lavoro di smantellamento.

lunedì 6 novembre 2017

Le bolle, i pensieri, il divenire creativo

Con gli stessi occhi pieni di attenzione e stupore di un bambino
che con un soffio crea le multi iridescenti bolle di sapone
per poi inseguirne rapito e affascinato
il fluttuante movimento

Ad ogni istante ognuno di noi attinge all’infinito serbatoio della mente
e con il soffio dell’incessante divenire creativo
crea le multiformi possibilità dei flussi di pensiero
per poi inseguirne le mutevoli intenzioni

Proprio come le evanescenti bolle di sapone
si muovono nell’aria attorno
per poi svanire

Cosi i pensieri sorgono e vengono alimentati dai soffi di forze sottili
inseguendo speranze, paure, emozioni, credenze, convinzioni..
per poi svanire

Cosa resta al bimbo?
Se non lo stupore della creazione,
se non il riso divertito nel gioco,
se non una lacrima per quella bolla afferrata e subito perduta

Cosa resta a noi?
Se non lo stupore della creazione,
se non il riso divertito nel gioco della vita,
se non una lacrima per quell’intenzione che si infrange quando diventa vera

Resta il soffio creativo…
incessante, evanescente, affascinante, travolgente e sconvolgente
che ci trascina e ci coinvolge nel mondo

Ma esiste un’altra possibilità, un’altra via,
di cui non si può raccontare nulla..

lunedì 16 ottobre 2017

Interessanti analogie

Ho trovato queste interessanti analogie tra gli scritti di Bohm (Fisico e fondatore della meccanica quantistica) e i due Udana 8.1 e 8.3 presenti Canone Pali e ascrivibili al Buddha. L'aspetto interessante è la grande distanza in termini di tempo e spazio con cui ambedue descrivono l'uno 'l'infinito' l'altro il 'Nibbana? Mi hanno colpito le forti analogie che ho trovato nei rispettivi testi. Cosa ne dite?


eccoli qui sotto:


'....il campo del finito è tutto ciò che possiamo vedere, sentire, toccare, ricordare e descrivere...

la qualità essenziale dell'infinito è, per contrasto, la sua impercettibilità, la sua intangibilità.

Questo suggerisce l'idea di una energia invisibile, ma pervasiva, alla quale risponde il mondo manifesto del finito. Questa energia si infonde in tutti gli esseri viventi; senza di essa qualsiasi organismo si disintegrerebbe nelle parti che lo compongono. Ciò che è veramente vivo, negli esseri viventi è questa energia che non è mai nata e mai morirà..'

David Bohm (1917-1992), Fisico, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica

Udana 8.1

‘Vi è una dimensione dove non vi è terra, né acqua, né fuoco, né vento; non vi è la dimensione dell’infinità dello spazio, né la dimensione infinita della coscienza, né la dimensione del nulla, né la dimensione di né-percezione-né-non-percezione; non vi è questo mondo, né un altro mondo, né sole, né luna. E lì, io dico, non vi è giungere, né andare, né rimanere; né scomparire né sorgere: non è fisso, e nemmeno si evolve senza il sostegno degli oggetti mentali. Questa e solo questa, è la fine della sofferenza’

Udana 8.3

‘Vi è, monaci, un non-nato, un non-divenuto, un non-creato, un non-formato. Se non vi fosse quel non-nato, non-divenuto, non-creato, non-formato, non si potrebbe conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato, divenuto, creato, formato. Ma poichè vi è un non-nato, un non-divenuto, un non-creato, un non-formato, si può conoscere il processo di salvezza da ciò che è nato, divenuto, creato, formato..estratti da: Udana 8.3: Nibbana Sutta – La completa Liberazione

Siddhattha Gotama - il Buddha 566 a.c - 486 a.c. (sulle date non c'è un completo accordo tra gli storici)

martedì 11 luglio 2017

La compagnia, la danza, l'incontro..

Questa intrigante immagine di Escher si titola 'Ontmoeting' - l'incontro.

Sembra una danza, luce ed ombra si incontrano dandosi la mano. Dall'ombra sembra scaturire la luce e nel cuore della luce si raccoglie l'ombra.

Parte del lavoro meditativo ha a che fare proprio con l'incontro con quelle parti luminose e oscure che si alternano nel flusso della coscienza.
Momento dopo momento, sensazione dopo sensazione, impressione dopo impressione, pensiero dopo pensiero, luce ed ombra si mostrano, si incontrano, si scambiano. Sorgono e passano, poi tornano in una danza senza fine.

Forse possiamo abbandonare la compagnia, lasciare che la danza continui senza di noi

lunedì 12 giugno 2017

Il Kammavibhanga sutta, non c'è da capire solo fare

In questo post traduco un sutta che ritengo importante per la comprensione dei risvolti etici che i nostri comportamenti hanno sul futuro delle nostre vite e su come, vita dopo vita, i risultati delle azioni compiute si dispiegano nella esistenza attuale e in quelle future. Qui il Buddha bacchetta un pò tutti Samiddhi, Udayin, e un pochino anche Ananda. Per non parlare di Potaliputta..

Ora, va detto che leggendo il sutta si capisce la ragione per cui tutti sono tutti un tantino confusi sull'argomento, il dispiegarsi del Kamma e dei suoi risultati non segue linee temporali e lineari, 2+2 non fanno 4. Le condizioni che si applicano nell'originare una rinascita o un risultato sono molteplici e non si muovono sulla linea temporale a cui sono abituati gli umani. Potrebbe essere che un malvagio negli ultimi istanti di esistenza abbia un continuum mentale in pace, oppure che il risultato di buone azioni compiute in qualche vita precedente maturino ed ecco che il risultato del momento di transizione alla nuova rinascita ne viene condizionato. 
Potremmo usare la metafora del biglietto dell'autobus: ogni intenzione o azione corrisponde ad un ticket con una sua destinazione e un suo valore specifico. Ticket verde buono, leggero rinasci Deva o umano, bello e ricco a Saint Tropez, oppure ticket rosso no-buono, pesante ti tocca il terzo girone o chennesò minatore in qualche terribile angolo del pianeta. 
Quindi, quando ci presentiamo con tutti i nostri ticket nello zainetto se i verdi sono tanti, le probabilità di una buona riuscita aumentano, ma potremmo avere tanti verdi di poco valore e un ticket rosso bello spesso che salta fuori. E son guai..
Comprendere le leggi del kamma è forse una illusione, ma tocca a noi presentarci belli leggeri ad ogni transizione....

Come al solito la mia traduzione è del tutto personale e non vuole essere una fonte autorevole, traduco a modo mio da irregolare quale sono. In coda vi metto la versione inglese che ho utilizzato.
Traduco anche la breve intro di Khantipalo,. Buona lettura! Se ce la fate....

sabato 20 maggio 2017

Le Formazioni, illusioni e costruzioni


Sankhārā anattā.
Sankhārā ca hidam bhikkhave attā abhavissamsu,
Nayidam sankhārā ābādhāya samvatteyyum,
Labbhetha ca sankhāresu,
Evam me sankhārā hontu evam me sankhārā mā ahesunti.

Le formazioni (o processi mentali/pensieri/idee) non sono il sé. Se i processi mentali fossero il sé, o monaci, questi  processi mentali non si presterebbero e non causerebbero insoddisfazione e disagio. Sarebbe possibile (per esempio) dire, per quanto riguarda i processi mentali: 'possano questi processi mentali/pensieri/idee, essere così o possano i questi processi mentali non essere così'. 

Yasmā ca kho bhikkhave saṅkhārā anattā,
Tasmā saṅkhārā ābādhāya saṃvattanti,
Na ca labbhati saṅkhāresu,
Evaṃ me saṅkhārā hontu evaṃ me saṅkhārā mā ahesunti.

Ma, o monaci, poichè le formazioni non sono il sé, i processi mentali/pensieri/idee, si prestano e sono causa di insoddisfazione e disagio. Non è possibile dire rispetto ai processi mentali/pensieri/idee: 'possano questi miei processi mentali/pensieri/idee, essere così o possano i miei processi mentali non essere cosi'.

Breve estratto con traduzione dall'Anatta-lakkhana Sutta - Il Discorso sulla caratteristica del non-sè.

Breve sintesi personale. Meglio non identificarsi troppo con quello che passa per la testa. Non funziona un granchè!

lunedì 8 maggio 2017

Majjhima Nikaya 20: Vitakkasanthâna Sutta – La rimozione dei pensieri distraenti

Chiunque abbia provato a meditare, si è subito reso conto di avere un limitato controllo rispetto all'invadenza dei pensieri nel campo della coscienza. Si tratta forse del primo, e in qualche caso destabilizzante, incontro con l'Anatta nel suo aspetto di 'assenza di controllo', da quel momento in poi a chi decide di proseguire non posso far mancare il mio 'benvenuto a bordo'. Qualsiasi sia l'oggetto su cui viene diretta l'attenzione, sia esso un fenomeno mentale o fisico, un oggetto di contemplazione, una visualizzazione, i pensieri reclamano con insistenza e un proprio spazio e, specialmente agli inizi, sembra quasi impossibile fermarli e limitarli.
Possono essere casuali come vaghi ricordi e immagini mentali, oppure riportano nel campo dell'attenzione dinamiche attive nella nostra vita, per cui ci ritroviamo a rielaborare o progettare e riprogettare azioni in una ruminazione che raramente trova poi uno sbocco concreto e valido

Risulta sorprendente con quanta facilità i nostri pensieri cambino direzione o cessino improvvisamene e quanto spesso si comportino come litiganti indisciplinati, interrompendosi continuamente gli uni con gli altri e rifiutandosi di ascoltare gli argomenti delle altre parti. 

Ancora, molte linee di pensiero restano rudimentali e non si traducono in volontà ed azione perchè manca il coraggio di accettarne le conseguenze pratiche, morali, etiche e intellettuali.
Più da vicino osserviamo la media delle nostre percezioni, pensieri o giudizi e più dovremo ammettere che molti di essi sono irrealizzabili. Sono solo il prodotto dell’abitudine, guidati da pregiudizi intellettuali, conformismi ideologici, preferenze e avversioni, osservazioni sbagliate o superficiali, spesso viziate da pigrizia od egoismo. Un tale sguardo in questi, troppo spesso trascurati, quartieri della mente può rappresentare un sano shock per l’osservatore, convincendolo della necessità di prendersi cura di quelle regioni in continuo movimento sotto il sottile strato superficiale della mente ordinaria, si tratta di zone oscure e crepuscolari che indeboliscono la forza e la lucidità della coscienza nel suo insieme.

martedì 25 aprile 2017

Quando il Drago della vipassana entra in scena...

Dal libro di Bhante Sujiva: 'Footpaths through the wild mists of Mount Illusion' traduco liberamente un breve passaggio in cui, con il suo linguaggio 'story telling' tra il mitologico e l'onirico, ci racconta del sorgere di quel livello dell'Insight che consente il cambiamento di 'lignaggio', il passaggio all'altra sponda.

Ci racconta di un Drago molto speciale, forse un Naga, un essere da un altro piano di esistenza che appare all'improvviso per consentirci di compiere qualcosa che cambia per sempre quel che rimane da vivere, il salto evolutivo finale.

In effetti 'quel' passaggio è un passaggio di trascendenza e l'immagine del Drago, con le sue grandi ali su cui volare via, quel getto di fuoco purificatore con il quale bruciare tutti i residui di attaccamento, difetti mentali e sottili identificazioni è una immagine calzante se pensiamo al cambiamento radicale destinato ad aver luogo nel continuum della coscienza.

L'immagine del post qui a fianco rappresenta Virupakkha Re Guardiano delle regioni dell'Ovest che governa i Nagas. In una mano tiene in equilibrio il Mondo, mentre nell'altra governa e tiene a bada la potenza del Naga, il Drago!

Traduzione del brano (Attenzione però: si tratta di una traduzione libera e personale, intendendo proprio che lo traduco a modo mio, sotto la mia  traduzione troverete il brano originale in inglese).

.....il Drago in vipassana, quando arriva, è invisibile e senza alcuna forma, non ha segni di riconoscimento (animitta). Si tratta di una creatura che appare e si manifesta oltre le normali apparenze, puro, non contaminato dalle cose del mondo. Ma grazie a lui superiamo ogni illusione e ostacolo!

domenica 26 marzo 2017

L’insegnamento del fico

La natura ci fornisce sempre spunti e segnali singolari sui modi in cui le cose avvengono e si manifestano, piccoli segni, suggestioni che a volte ci sorprendono per la loro semplicità.

Qualche giorno fa ho fatto una piccola scoperta! In questa precoce primavera marzolina passeggiando tra le colline mi sono imbattuto in un albero di fico e quello che mi ha colpito è che in questo momento di rinascita, in cui le gemme spuntano dai rami, assieme alle prime gemme nel fico spuntano sin da subito i piccoli frutti. Devo confessare che non lo sapevo!
Pensavo che prima spuntassero le gemme, poi le foglie e poi piano, piano arrivassero i frutti, come accade per tante altre piante e frutti. Invece il fico no, almeno non quello.

Quei piccoli frutti cresceranno insieme a rami e foglie e matureranno, risponderanno alle condizioni climatiche, proprio come noi rispondiamo agli stimoli sensoriali, ma sono lì sin dalla prima rinascita ad ogni primavera. In fondo è un poco quello che capita a coloro che hanno la fortuna di avere una rinascita umana, grazie ad un Kamma proficuo.
In questo periodo nel gruppo di studio sull’Abhidhamma abbiamo trattato proprio il tema delle coscienze risultanti dal Kamma. Tra queste, in particolare, spicca quella singolare coscienza risultante chiamata Bhavanga o Life-continuum, che ci accompagna, dal momento della rinascita al momento del decesso. Essendo un fattore essenziale e vitale, tale coscienza è conosciuta come Bhavanga o ‘fattore del divenire’, è perciò la coscienza fondamentale di base dalla quale emergono tutte le nostre esperienze.

mercoledì 1 febbraio 2017

Lo yogi un bullone e le piume

Ho chiesto alle civette,
perché i loro occhi penetrano il buio..
ho chiesto alle civette,
perché loro forse sanno..

come fare, come fare,
per restare vicino al battito leggero..
come fare, come fare,
per essere come una sola cosa con il sentire..
come fare, come fare,
per essere una sola cosa con qualsiasi cosa

la leggerezza, la leggerezza,
mi ha sussurrato una..
non aggrapparti a nulla, impara sempre.
mi ha sussurrato una..
nello spazio, dove sembra non esserci nulla, cerca, cerca,
mi ha sussurrato una..

lunedì 30 gennaio 2017

Rupa la Materia o Materialità Rupa 2

La suddivisione della materia

Continuiamo con la trattazione della Materia cosi come viene esposte nell’Abhidhammattha Sangaha di Anuruddhacariya e in particolare nella traduzione in inglese dal Pali che ne fece Narada Thera.

In Rupa 1 bis abbiamo visto l’enumerazione della materia e come dai 4 Grandi Essenziali o 4 Elementi Fondamentali e dalle qualità materiali da loro derivate si formino 11 specie e come poi questi undici tipi di qualità materiali possano poi venire considerate e trattate come 28 rupa in base alle proprietà intrinseche, ovvero:
Essenziali, organi sensoriali, oggetti, sesso, cuore, vitalità e nutrimento sono 18 come materia.
Limitazione, (spazio), imposizione, abilità di  cambiamento  e  caratteristiche  –  cioè  10  –  sono condizionati (dal kamma). In tutto ve ne sono 28. Veniamo ora alla Suddivisione della materia.


Ora tutta questa materia si divide nelle seguenti categorie:


  • Senza radici o Ahetukam – Poiché non sono associati alle radici lobha, dosa, ecc
  • Causale o Sappaccayam – Poiché sono in relazione con le cause: Kamma, citta, utu e ahara.
  • Con influssi impuri o Sasavam – Quando servono come oggetti per gli Influssi impuri.
  • Condizionata o Sankhatam – Poiché sono condizionati da quattro cause: Kamma, citta, ecc
  • Mondana o Lokiyam – Poiché  sono  connessi  con  il  mondo  dei  Cinque  Aggregati  dell’Attaccamento (pañcupādānakkhandhaloka). Si deve evidenziare che non vi è nessun rupa ultramondano.
  • Pertinente alla Sfera dei sensi Kama o Kamavacaram – Poiché rientrano nella serie degli oggetti sensuali.
  • Senza oggetto  o Anarammanam – Poiché i rupa stessi non percepiscono oggetti. E’ la mente che percepisce gli oggetti attraverso i sensi. I Rupa servono come oggetti dei sensi.
  • Non sradicata o Appahatabbam - Poiché non vi è nessun graduale sradicamento della materia. “Indistruttibilità” della materia non è indicata da tale termine.

domenica 18 dicembre 2016

Rupa la Materia o Materialità. Rupa 1 bis



Introduzione ed enumerazione


Con questo post inizio la trattazione della materialità o rupa cosi come viene esposta nell'Abhidhammattha Sangha di Anuruddhacariya, e in particolare utilizzo la traduzione in inglese dalla lingua pali che ne fece Narada Thera. 
Utilizzo questa risorsa in quanto, per quel che ne so è l'unica che poi è stata tradotta in italiano da E. Alfano e che è scaricabile da canonepali.net
Come al solito questo argomento è di lettura poco scorrevole lo so, ma essendo una esposizione analitica delle realtà fondamentali o ultime non mi riesce proprio di rendere il testo più scorrevole. Come al solito cerco di semplificare la lettura ritoccando qui e là il testo e suddivido la trattazione completa in diversi post che verranno pubblicati in sequenza secondo la quintuplice suddivisione dell’analisi cosi come esposta nel Manuale di Narada.
Riprendo qui i contenuti di un post precedente Rupa 1, integrandoli con l'introduzione per una migliore esposizione

Introduzione

Vengono definiti in totale 28 Rupa. Viene spiegato come sono, come sorgono e come periscono. Rupa è la terza paramattha (realtà assoluta) citata nell’Abhidhamma, ed è uno dei due fattori prodotti, l’altro è nama (mente). Cosi come nama, anche rupa  è  qui analizzato  in dettaglio

giovedì 15 dicembre 2016

Pianeta terra configurazione Giancarlo chiama Lucy

Ciao Lucy,

Ovunque tu sia ora cara Lucy so che non ti rivedrò più nella forma a cui mi ero abituato nei tanti anni in cui ci siamo incontrati durante i nostri lunghi ritiri di meditazione. Ti immagino adesso in qualche Reame di Brahma mentre ti prepari a danzare il tuo Tai Chi tra i Deva, o magari come Spirito Elementale a presiedere alla riproduzione e popolazione dei pappagalli in Amazzonia. Chi lo sà!

Mi mancheranno un sacco di cose di te, questo è certo. Mi mancherà il tuo sguardo dolce e i tuoi capelli a 'spazzoletta', mi mancherà quella tua andatura lenta, silenziosa e dondolante, quel sorriso contento che ci scambiavamo ad ogni primo incontro, quel tuo scuotere il capo abbassando gli occhi quando dicevi di no. Mi mancherà la tua cadenza padoana e quel tuo essere una e simbiotica con Petra. Anche Petra mi mancherà anche se non le garbavo perchè sono 'maschiaccio', con lei il mio appeal non ha mai funzionato...

Ci siamo visti per l'ultima volta verso la fine di ottobre e tu già non stavi bene e, 'testona e solitaria come al solito', volevi tornare a casa sola, guidando fino a Padova anche se quasi non stavi in piedi, tipico di te.
Voglio dirti che ho ammirato il tuo coraggio consapevole, la tua presenza nell'affrontare le ultime fasi del passaggio, anche Bhante sai, quando gli ho parlato di te ha condiviso le tue scelte e come al solito, con il suo linguaggio sintetico ed essenziale ha risolto tutto in due parole.. 'proud woman', penso che possa farti piacere saperlo.

martedì 1 novembre 2016

Si tratta di un'illusione, è sottile, ma è pur sempre una illusione

Nel novembre del 1973 moriva Alan Watts, filosofo, autore e studioso del pensiero buddhista, vedanta e induista.
Voglio ricordarlo riducendo e traducendo una breve parte
del suo bel libro : The Wisdom of Insecurity - A message for an age of anxiety. In queste pagine sviluppa la sua riflessione su una idea fondante del buddhismo, l'idea cioè che 'l'io', l'identità su cui tanto investiamo e a cui affidiamo il senso delle nostre vite, non sia altro che una costruzione illusoria. Che io sappia non esiste una traduzione in italiano di questo testo di Watts, lucido, chiaro e diretto al punto, questo è un mio piccolo contributo alla sua memoria....le grandi menti lasciano tracce, briciole sul cammino, lampi di luce che guidano il sentiero di che cerca....
Buona lettura..

(A. Watts)...l'idea di un pensatore come entità separata o di un 'io' distinto dalla esperienza si forma a causa della memoria, dei ricordi che si sommano e dalla estrema velocità con cui cambia il pensiero.

L'illusione di fare esperienza nel presente e di ricordare/conoscere il passato nello stesso momento suggerisce che vi sia qualcosa in noi distinto sia dalla esperienza nel presente che da quella del passato, il ragionamento più o meno è questo: "se conosco la presente esperienza, che è diversa dalla esperienza del passato, e se  posso comparare le due esperienze e notare che tra le due qualcosa è cambiato, significa che 'io' devo essere qualcosa di costante diverso da queste due esperienze".
Si tratta di una illusione, sottile, ma pur sempre una illusione.

lunedì 3 ottobre 2016

il respiro fresco delle foglie

Silenzio,
o forse inaudito fragore..
sembra tacere la natura,
eppure la sua presenza è immane,
incurante e imperturbata
accoglie tutto

il grido, il pianto, il riso
la rabbia e la gioia, la pace e il tumulto
la speranza colma di illusioni,
il sorprendente amore che d'improvviso tutto avvolge,
il filo dei pensieri creatore dei  mille mondi


tra le sillabe sono qui quasi per caso
non sono nulla,
del bosco sento il respiro fresco delle foglie,
dell'onda ascolto il rumore dell'incontro,

mentre osservo attento il vibrare delle cose
si apre uno spazio delicato dove nulla più è riconosciuto
tra poco sarò andato
non ci saran saluti..

montesanto, ottobre 16

giovedì 22 settembre 2016

you talkin' to me? There's nobody hearing, hearing, hearing..


Paola una carissima amica e Compagna nel Dhamma, dall'Irlanda mi ha inviato questo 'Joke' scrivendomi: ..'questo secondo me ci starebbe benissimo nel tuo Blog'....sono molto contento che Paola abbia colto lo spirito con cui pubblico e la ringrazio di cuore...

non c'è niente di meglio che un pochino di leggerezza per ricominciare con le pubblicazioni.

Se passate dalle parti di Cork e Baltimore in Irlanda e avere voglia di sedervi con una Dhamma Friend,  Paola è lassù tra nuvole e squarci di sole, sfornando pani integrali e biscotti mentre le diecimila bolle vanno e vengono dentro....


Colgo l'occasione per ricordarvi il prossimo Domenicale del 2 ottobre con Massimo Bonomelli, iniziamo come alle 10.00 am. sempre in via Lusardi 8/10.


lunedì 25 luglio 2016

Ritrovare la parte migliore

La meditazione di “Metta” o di “Gentilezza amorevole” è una delle pratiche legate al Buddhismo di tradizione Theravada che consente, attraverso l’attività concentrata della mente, di far sorgere uno stato della coscienza puro, altruistico e colmo di affetto per sé e per il prossimo.
Si tratta di uno dei numerosi tipi di meditazione, insegnati direttamente dal Buddha ai suoi discepoli, che viene classificato tra le pratiche di  “Samatha” o di concentrazione, ed è una delle quattro dimore divine, ovvero uno dei quattro stati sublimi verso cui la coscienza può essere, dopo un poco di addestramento, indirizzata e plasmata. Può cambiare radicalmente le nostre vite perchè è in grado di farci scoprire che il calore di uno stato mentale colmo di tenerezza e affetto può sorgere da dentro senza alcun bisogno di gratificazioni esterne.

La mente, secondo la psicologia buddhista, è un complesso di forze volte a conoscere la realtà circostante e, nel caso di una mente saggia, ad accettarla senza lasciare che

lunedì 11 luglio 2016

Mae Chee Kaew e l'Essenza

Mae Chee Kaew è vissuta in Thailandia dal 1901 al 1991 ed è stata riconosciuta dal Sangha come pienamenta realizzata, come una di quelle persone che hanno completato e realizzato il Sentiero, una Arahant o Arahatta.

Il modo in cui descrive la fine della sofferenza, così semplice e profondo, ci indica anche la direzione verso cui lasciar fluire la nostra pratica, almeno a me è successo così... questa frase mi ha emozionato, mi ha scosso in un momento in cui giravo sempre intorno alle stesse esperienze..... magari capita anche a voi...

Ecco le sue parole, le ho liberamente tradotte dopo averle scovate in una sua biografia scritta da Bhikkhu Dick Sīlaratano. Anche il suo volto, la sua espressione in questa foto, mi emozionano, non so perchè, non so spiegarlo.
Buona lettura! Buona contemplazione!

"Corpo, mente e l'Essenza sono tutte realtà distinte e separate.

Assolutamente tutto; la terra, l'acqua, il fuoco, il vento, il corpo, i sentimenti, la memoria, il pensiero e la coscienza, i suoni, i luoghi, gli odori, i sapori, i tocchi e le emozioni come la rabbia, l'avidità e l'illusione, questi li possiamo conoscere tutti, ci sono ben noti.

Li conosco tutti come esistono nel propri stati naturali. Ma per quanto venga esposta a loro, non sono in grado di rilevare anche un solo istante in cui essi hanno alcun potere sul mio cuore. Essi sorgono e cessano secondo la loro natura, sono sempre in perpetuo cambiamento.

Ma la presenza, l'Essenza che li conosce non cambia mai nemmeno per un istante. Essa è da sempre eterna, non nata e immortale. Questa è la fine di ogni sofferenza ".

giovedì 23 giugno 2016

L'alchimista



Osserviamo attentamente il flusso e il riflusso delle influenze,
quando invadono e profanano la mente.. 
conosciamole..
non lasciamoci ingannare e trasportare nel loro andirivieni..
quando saremo abbastanza abili, 
stabili, equidistanti, 
al centro dell'orizzonte degli eventi
pronti a catturare i loro movimenti, 
il sorgere e lo svanire, 
allora..
potremo trasformare il loro potenziale negativo
in energia spirituale positiva..

giovedì 9 giugno 2016

..e noi non ce ne accorgiamo...

Qual è la ragione per cui nella pratica meditativa si insiste sullo sviluppo di una consapevolezza continua, in grado di conoscere ciò che accade momento per momento? Le risposte sono molte, ce le sentiamo ripetere in tutte le salse, libri interi trattano l’argomento.

Vorrei qui riportare un aspetto del processo cognitivo che la metafisica buddhista descrive in dettaglio nei libri canonici dell’Abhidhamma che ci dice qualcosa sulle potenzialità della consapevolezza nel cogliere anche gli aspetti più sottili che hanno luogo nel flusso delle coscienze. Per non tormentarvi troppo semplifico al massimo, per quanto possibile risparmiandovi anche i nomi tecnici di ogni coscienza, anche se qualcuno ce lo infilo per i più precisini.

Quando ci muoviamo nel mondo intorno a noi lo facciamo guardando, udendo, odorando, gustando, toccando un oggetto attraverso i sensi. Grazie alla mente e alle sue potenzialità viviamo, creiamo il mondo interiore pensando, creando, ricordando, immaginando, sognando ad occhi aperti e chiusi.

domenica 22 maggio 2016

Il canto di metta e lo sviluppo della gentilezza



 Direi di iniziare la settimana con la bella versione di Imee Ooi del canto di Metta. Questa è la pratica di contemplazione della gentilezza, prima verso se stessi, e poi piano piano la gentilezza viene indirizzata verso le persone vicine e care per poi estendersi a tutti gli esseri. Una delle meditazioni di Samatha o tranquillità più efficaci per contrastare gli stati mentali negativi, se praticata con costanza è di grande aiuto alla pratica meditativa in quanto indebolisce aspetti negativi quali rabbia, avversione, agitazione..

Che il canto di Imee vi accompagni e che la settimana sia serena!

lunedì 16 maggio 2016

Semi che germogliano, solo semi che germogliano

“Io vi dico, che è assolutamente impossibile che azioni volute, previste, compiute, cessino la loro efficacia finché non se ne siano sperimentati i risultati, in questa vita o in altre vite future!

Ed è altrettanto impossibile che, senza aver sperimentato i risultati delle azioni passate, colui che le ha compiute sia in grado di porre fine alla sofferenza.

Possa questo essere così ben conosciuto da tutti!”

                                                          ‘Il Buddha’

Uno dei concetti che è entrato nel linguaggio comune qui in occidente è quello legato alla parola “karma”(in Pali: kamma), legandosi in qualche modo all’idea di destino o sorte. Molti utilizzano in maniera disinvolta questo concetto, creando ancora più incertezza intorno a ciò che si intende con la parola Kamma.
Non che sia ci sia niente di male, si tratta di un concetto e come tale può essere utilizzato e adattato ai contesti più diversi, soprattutto quando si vuole richiamare l’idea di destino ineluttabile o di una esperienza di vita che in qualche modo non giunge per caso.